
IL BULLISMO – Osservatorio Sicurezza e Legalità No Bullying Associazione ARGOS Forze di POLIZIA
Fenomeno bullismo vecchio come il mondo, lo raccontava già il favolista latino Fedro nel “il lupo e l’agnello” 2000 anni fa

GIANLUCA GUERRISI – OSSERVATORIO NAZIONALE SICUREZZA E LAGALITA’ – NO BULLYNG ASSOCIAZIONE ARGOS FORZE DI POLIZIA
Sul termine e la parola bullismo si innesca un processo di valutazione e analisi assai lungo nel tempo, fatto di trascorsi e vicissitudini consumati dallo scorrere degli anni, dove al centro dominavano i rapporti tra persone, le cosiddette relazioni di comunità, regolate solitamente da norme, precetti e buone maniere per il pacifico e ordinato vivere civile.
Il bullismo, benché spesso considerato come un fenomeno contemporaneo connesso alle attività sociali odierne, ha radici profonde che risalgono alla letteratura antica. Fedro, con le sue favole, in particolare nella favola “Il lupo e l’agnello” dove il più forte prevale, ne è un esempio tipico, rivelando come il desiderio di dominare sugli altri e il piacere di esercitare potere siano costanti umane che superano i confini temporali.

Ricordiamo la favola antica di Fedro

IN LATINO
«Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:
“Cur – inquit – turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?”
Laniger contra timens:
“Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor.”
Repulsus ille veritatis viribus:
“Ante hos sex menses male – ait – dixisti mihi”.
Respondit agnus:
“Equidem natus non eram!”
“Pater, hercle, tuus – ille inquit – male dixit mihi!”
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.»
TRADOTTA IN ITALIANO
«Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano venuti allo stesso ruscello.
Il lupo stava più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello.
Allora il brigante, incitato dalla gola insaziabile, cercò un pretesto.
“Perché” disse “mi hai fatto diventare torbida l’acqua, mentre sto bevendo?”.
E l’agnello di risposta, tremando:
“Come posso – ti prego – fare quello di cui ti lamenti, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!”.
Quello, respinto dalla forza della verità:
“Sei mesi fa” disse “hai parlato male di me!”.
Rispose l’agnello:
“Veramente… non ero ancora nato!”.
“Per Ercole! Tuo padre” disse il lupo “ha parlato male di me!”.
E così, afferratolo, lo fa a pezzi dandogli una morte ingiusta.
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.»

foto di Paola CAPUTO
Se ci giriamo e volgiamo lo sguardo e ricordi del passato il termine bullismo inizia a comparire alla fine del novecento per descrivere un fenomeno che prima non aveva nome. Ma perché si usa proprio la parola bullo per definire chi prende di mira con attacchi fisici o verbali una vittima prescelta?
L’origine del termine è incerta: c’è chi la collega all’inglese bull, ‘toro’, facendo riferimento alla presunta forza del bullo, ma è più probabile che derivi da una parola che significava… “amico intimo”! In passato, infatti, bullo volgeva ad un significato positivo, tanto che ancora oggi in alcune zone del Nord Italia come il Veneto qualcuno lo usa ancora nell’accezione positiva di bravo ragazzo che riscuote successo e ammirazione.

Il Bullismo tra passato e presente – Osservatorio Sicurezza e Legalità No Bullying Associazione ARGOS Forze di POLIZIA
Il nome “bullismo” è recente, ma il fenomeno è antico. Soprusi e maltrattamenti nei confronti dei più deboli non sono una novità dei giorni nostri, tanto che se ne può trovare traccia anche nelle Favole di uno scrittore latino vissuto nel I secolo d.C. Si tratta di Fedro, poeta autore di una raccolta di favole in versi che, attraverso le vicende degli animali e dei personaggi protagonisti, avevano lo scopo di offrire al lettore oltre che una piacevole lettura anche un insegnamento morale.
La visione del mondo di Fedro era però pessimistica: la “legge del più forte” non poteva essere messa in discussione e i più deboli erano sempre costretti a subire le prevaricazioni dei “bulli“. Lo si capisce chiaramente leggendo la storia del lupo e dell’agnello, che apre il primo dei cinque libri superstiti delle Fabulae, descritta all’inizio di questo articolo.
I più deboli non sono sempre costretti a subire. Aiutati dalla famiglia e da qualche amico, possono riuscire a farsi accettare e amare da tutti, finendo per essere un esempio di coraggio da imitare anche per chi prima li aveva emarginati. Ce lo insegna la storia di Auggie Pullman, protagonista del film Wonder di Stephen Chbosky (USA 2017).
Il problema delle prepotenze è sicuramente di origine antica, ma solo recentemente ha ricevuto una particolare attenzione diventando oggetto di studio. L’autore, in ambito internazionale, che più a lungo ha studiato il bullismo è stato Dan Olweus. Fin dalle sue prime ricerche, condotte negli anni settanta in Norvegia, lo studioso ha iniziato a delineare il fenomeno, giungendo all’attuale definizione:
“Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. Un’azione viene definita offensiva quando una persona infligge intenzionalmente o arreca un danno o un disagio a un’altra” (Olweus, 1993).
- L’intenzionalità (intenzione di arrecare un danno all’altro);
- persistenza (carattere di continuità nel tempo);
- il disequilibrio (relazione di tipo asimmetrico tra i partner, la vittima è in una situazione di impotenza).
Questo comportamento dannoso, che può essere di natura sia fisica che psicologica, può manifestarsi in vari modi:
- Fisico: include azioni come spintoni, pugni, schiaffi, o altre forme di violenza diretta.
- Verbale: si manifesta attraverso insulti, soprannomi offensivi, derisioni, minacce, o altre forme di abuso verbale.
- Relazionale: coinvolge l’esclusione sociale, la diffusione di pettegolezzi o voci, o altri comportamenti volti a danneggiare la reputazione o le relazioni sociali della vittima.
- Cybernetico o Cyberbullismo: è una forma di bullismo che avviene attraverso dispositivi digitali, come cellulari, computer e tablet, e può includere SMS, app o siti web. Le azioni tipiche sono l’invio di messaggi denigratori, la pubblicazione di informazioni personali o umilianti, o la creazione di siti web o account falsi.

Statistiche sul Bullismo in Italia
- Prevalenza del bullismo: Secondo un rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), il 9% degli studenti italiani tra gli 11 e i 17 anni ha dichiarato di aver subito episodi di bullismo almeno una volta nel corso dell’ultimo anno.
- Tipologie di bullismo: Le forme più comuni di bullismo includono prese in giro, insulti, minacce, aggressioni fisiche e isolamento sociale.
- Ripartizione geografica: Il fenomeno del bullismo è più diffuso nelle regioni del Nord Italia, con una prevalenza del 10,3%, rispetto al Centro (8,9%) e al Sud (7,4%).
- Differenze di genere: Il bullismo coinvolge sia maschi che femmine, anche se i ragazzi sono più spesso vittime (10%) rispetto alle ragazze (8%).
- Sempre secondo l’ISTAT, il 6,6% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito episodi di cyberbullismo nell’ultimo anno.
- Piattaforme più utilizzate: Il cyberbullismo avviene principalmente attraverso social media (56%), chat e messaggistica istantanea (40%), e-mail (23%) e forum online (10%).
- Tipologie di cyberbullismo: Le forme più comuni di cyberbullismo includono messaggi offensivi o minacciosi, diffusione di informazioni private o imbarazzanti e creazione di profili falsi con lo scopo di danneggiare la reputazione della vittima.
- Differenze di genere: Le ragazze sono più spesso vittime di cyberbullismo (7,2%) rispetto ai ragazzi (6,1%).
Per contrastare il bullismo e il cyberbullismo è fondamentale: Sensibilizzare e informare la popolazione, in particolare i giovani e le loro famiglie.
Promuovere un clima scolastico inclusivo e rispettoso delle differenze.
Implementare programmi di formazione e supporto per insegnanti e personale scolastico.
Monitorare e segnalare episodi di bullismo e cyberbullismo.
in Italia, la legge n. 71 del 29 maggio 2017, nota come “Legge anti-cyberbullismo”, introduce una serie di misure per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, tra cui:
L’obbligo per le scuole di adottare protocolli e azioni per prevenire e contrastare il cyberbullismo.
La possibilità per la vittima o i suoi genitori di chiedere la rimozione dei contenuti lesivi attraverso un’apposita procedura.
In conclusione, il bullismo e il cyberbullismo sono fenomeni preoccupanti in Italia che richiedono un approccio combinato di prevenzione, educazione e tutela legale. È importante essere consapevoli delle risorse e delle leggi a disposizione per difendersi e contrastare questi fenomeni negativi.
Per segnalazioni e informazioni sulle nostre attività di campagna promozionale contro il bullismo e cyberbullismo scrivi a: info@associazioneargos.com




Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su Facebook
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su X
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su Instagram
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su Linkedin
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su TikTok
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su Pinterest
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su YouTube
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su WhatsApp
Associazione ARGOS Forze di POLIZIA su Telegram

